Fondazione Cini. Biblioteca di Storia dell'Arte e restauro della Manica Lunga
Edifici per l'insegnamento e la ricerca - Biblioteche, archivi e centri di documentazione
Michele De Lucchi
2005
2005
2009, novembre
  Inaugurazione: 2 dicembre 2009
Venezia (Italia), Isola di S. Giorgio
Fondazione Giorgio Cini Onlus
Arredi: Modular (Domodinamica), Ferretti, Produzione Privata
Illuminazione generale: iGuzzini
Illuminazione particolare: iGuzzini, su disegno aMDL
Incontro con De Lucchi al Bo, "Il Gazzettino", 30 gennaio 2006
E. Franzoia, De Lucchi cala l'asse nella Manica Lunga, "Il Giornale dell'Architettura", n. 36, gennaio 2006
Michele De Lucchi, Progetti e ricerche. La nuova Manica Lunga, "Lettera da San Giorgio. Fondazione Giorgio Cini", anno VIII, n. 15, semestrale, settembre 2006/ febbraio 2007, pp. 20-23
S. Bucci, La Biblioteca nell'antico dormitorio, "Corriere della Sera", 21 novembre 2009, p. 55
E. Tantucci, Campus della Cini pronto a giugno, "La Nuova Venezia", 27 novembre 2009, p. 19
E. Tantucci, La Cini dei libri. Ecco la bliblioteca nell'ex dormitorio, "La Nuova Venezia", 27 novembre 2009, p. 54
S. Frigo, Cini, il ritorno alla luce della "Manica Lunga", "Il Gazzettino", Venezia, 27 novembre 2009
M. Zambon, Una Biblioteca nella "manica", "Corriere del Veneto", 27 novembre 2009, p. 17
M. Carminati, "Libraria" di Manica Lunga, "Il Sole 24 Ore", 29 novembre 2009, p. 34
Fondazione Cini, pronta la Nuova Manica Lunga griffata Michele De Lucchi, "Exibart.com", 30 novembre 2009
S. Zanardi, Manica Lunga, un corridoio dentro la storia, "Il Piccolo", 1 dicembre 2009
M. Favaro, La Fondazione Cini apre lo scrigno, "ItaliaOggi", 2 dicembre 2009, p. 35
T. Scalco, Fondazione Cini a Venezia: la Manica Lunga di Michele De Lucchi, "Il Giornale dell'Architettura", n. 79, dicembre 2009, p. 22
M. Corradi, Nuova prospettiva sulla Manica Lunga, "IoArchitetto", n. 29, novembre/dicembre 2009, p. 22
M. Fumaroli, Rifugi per studiare, "Casabella", n. 786, february 2010, p. 6
F. Dal Co, Per chi non si accontenta delle 'prigioni dell'attualitĂ '. A Venezia, una nuova biblioteca, "Casabella", n. 786, february 2010, pp. 7-12
M. Brizzi, Designing and entertainment, "And", n. 17, gennaio-aprile 2010, pp. 52-63
C. de Seta, Letture veneziane, "AD. Architectural Digest", Milano, luglio 2012, pp. 52-54
AMDL Biblioteca di Storia dell'Arte, "Lotus International", n. 151, pp. 42-45
Medaglia d'oro all'architettura italiana, Triennale di Milano (Italia), Menzione d'onore nella categoria riconversione e restauro, 2012
US Award (Italia), 2° prize categoria interior design, 2010
1164 mq
Progetto: Michele De Lucchi (Arch. Michele De Lucchi Srl)
Collaboratori: Angelo Micheli (capoprogetto), Giovanni Battista Mercurio, Laura Parolin, Lorenzo Fattorel.
Maquettes: Francesco Faccin, Agnieszka Drews
Local architect: Alessandro Pedron (Studio PLT)

Concorso internazionale di progettazione "Manica Lunga, Nuova Biblioteca", I Premio.
Progetto preliminare, Progetto definitivo, Progetto esecutivo, Dir. artistica e Dir. Lavori (parte arredi).

Il progetto ha interessato il restauro del corridoio della Manica Lunga con la realizzazione di scaffali a piano terra e su ballatoio, reception, tavoli e postazioni informatiche per la consultazione e aree relax. Il progetto si completa con il restauro della sala del tesoro, dell'ufficio del curatore e delle celle ad uso archivio.

Il restauro della Manica Lunga  

La Manica Lunga è uno dei posti più belli che conosco. L’ho visto per la prima volta una decina di anni fa e l’emozione è stata così forte che non potrò mai dimenticare. Avevo certamente già visto questo corridoio in qualche fotografia e ne avevo probabilmente percepito un vago senso di interesse, ma la prima percezione di quello spazio è stata così violenta sugli occhi e sulla pelle che l’impatto è stato di fortissima sorpresa e coinvolgimento. E’ questo infatti uno spazio che va vissuto dal vero e sentito direttamente con tutti i sensi, perché non è uno spazio un po’ dilatato come può apparire a prima vista, ma gode di proporzioni uniche e straordinarie. Ho ricevuto quindi l’invito a partecipare al concorso con grande piacere e, devo ammettere, anche con un po’ di imbarazzo e preoccupazione. Come intervenire in un posto così perfetto? Come modificarne la funzionalità senza stravolgere la struttura originale? Come farlo vivere mantenendo il fascino del silenzio e dell’atmosfera conventuale? Oggi l’architettura viene concepita come fatta solo da grandi costruzioni e si tende a dimenticare quanto importante e bella possa essere l’architettura presa in piccola scala, così come succede a San Giorgio dove tanti interventi magistrali dal Palladio al Longhena si sono combinati insieme in un unico di ineguagliabile valore architettonico. Ancora di più vorrei dire quanto straordinaria può essere l’architettura vista dal di dentro e quanto emozionante può essere il disegno degli interni quando sa toccare le corde dell’umana sensibilità senza esasperazioni e autocelebrazioni. La caratteristica più evidente della Manica Lunga è sicuramente la prospettiva e l’emozionante effetto del lungo salone visto soprattutto verso la trifora che affaccia il bacino di San Marco. E’ uno spazio forte, silenzioso, ascetico e totalmente inaspettato nella nostra cultura di standardizzazione e gretta praticità. E’ anche disorientante perché le dimensioni sono difficilmente comprensibili a causa dell’inganno visivo prodotto dalle porticine delle celle, che giocano con le reali proporzioni dello spazio: è un gioco delicato e raffinatissimo che non dovrà mai essere cancellato. Il susseguirsi delle porticine incastonate con la preziosità del cornicione in pietra e la perfezione delle cadenze, sono mirabili intuizioni di sapienza architettonica. A onore del vero c’è da dire che lo splendore della Manica Lunga non deriva da un progetto singolo, unico e fedelmente perseguito: molte straordinarietà sono state prodotte dal passare della storia che, come spesso è successo in Italia, ha prodotto una mirabile combinazione, forse superiore a qualsiasi disegno concepito da una singola mente umana.
La Manica Lunga di oggi è passata attraverso talmente tante vicende architettoniche che il suo attuale aspetto non può più essere riportato alla mente di un autore, bensì al talento della Storia, che ha fatto sì che questi spazi passassero da celle conventuali, a caserme, a rovine, a dormitori pubblici, ad aule, a biblioteca della Storia dell’Arte dei nostri giorni.
Trovargli una nuova funzione è quindi parte della sua esistenza e il destino di biblioteca quanto mai pertinente e adatto.
Le sostanziali problematiche riguardanti la biblioteca di Storia dell’Arte sono effettivamente risolvibili con l’utilizzo della Manica Lunga e delle celle annesse. In particolare potranno essere allocate librerie per il contenimento degli oltre 100.000 pezzi di oggi e altri 50.000 a venire nei prossimi anni e troveranno adatta sistemazione tutti i servizi necessari per rendere la biblioteca pratica, efficiente ed economica nella gestione. L’idea di adibire la Manica Lunga con le sue due ali di celle a biblioteca è quindi altamente condivisibile, essendo evidente da una parte la suddetta necessità di spazio e dall’altra l’impossibilità di insistere nella destinazione di celle-camere per ospiti. La biblioteca è la funzione più adatta per spazi di questa conformazione, dove è necessario ottenere un orientamento visivo diretto sia a beneficio degli studiosi per una immediata lettura delle aree tematiche, sia dei bibliotecari per una più facile gestione e più efficiente controllo. Le celle sono poi ideali per i Fondi, essendo per natura tutte uguali quindi modulari e variamente aggregabili.
La soluzione adottata prevede di non intervenire sulle strutture murarie e di risolvere i problemi impiantistici con criteri di economia e semplicitĂ .
Il grande salone si trasforma in biblioteca della Storia dell’Arte, prendendo ispirazione dal Longhena, con le scaffalature aperte in tutta l’estensione delle pareti con tavoli per la consultazione al centro.
Un secondo livello è realizzato con una balconata alla quale si accede da scalette a rampa diretta sistemate sulle testate del lato Nord e Sud e del transetto centrale.
La struttura portante e le scaffalature sono in metallo. L’effetto prospettico è così accentuato dal raddoppio delle linee che portano all’orizzonte senza modificare l’impatto scenografico della sala.
Per mantenere infatti la presenza delle porticine delle celle, le stesse sono ripetute sul fronte degli scaffali. La sorpresa dell’inusuale dimensione delle porte è sottolineata da questa incorniciatura realizzata da un ulteriore portale in legno che, oltre ad avere la funzione di sostenere la balconata del secondo livello, produce un nuovo effetto prospettico con una porta piccola dentro ad una porta più grande.
Lo spazio centrale può così rimanere vuoto ed essenziale, con i soli lunghi tavoli necessari per la consultazione e lo studio: altri tavoli sono disponibili all’interno di alcune celle per incontri, riunioni, conferenze e attività multimediali.
In alcune celle vicino all’ingresso è riservato spazio per pause e conversazioni informali in modo da non arrecare disturbo.
Nelle celle verso il Bacino di San Marco sono invece sistemate le funzioni di servizio alla biblioteca, mediateca, aula dei microfilm, fototeca, con fotocopiatrici, scanner e stampanti: gli uffici dei bibliotecari e le salette di consultazione sono invece sistemate nell’area centrale per ovvie ragioni di controllo e sicurezza.
Nelle celle trovano anche collocazione ideale i Fondi che possono qui essere conservati e consultati con comoditĂ  e sicurezza.
Le celle sono concepite tutte uguali ricostruendo l’originale effetto monastico anche dove i divisori sono stati abbattuti e sono state realizzate grandi stanze.
Le singole celle sono rivestite di scaffalature e utilizzate per il maggior contenimento possibile: le scaffalature ricoprono le intere pareti interne lasciando porte, grandi come quelle di ingresso, per connettere cella a cella, al centro delle pareti divisorie e tutte in asse le une con le altre.
E’ possibile quindi trasferirsi da una cella all’altra direttamente senza transitare dal salone centrale, con piĂą praticitĂ  e evitando di disturbare. 
Inoltre le celle possono essere unite a gruppi per Fondi di grande dimensione o per funzioni che richiedano spazi capienti, senza perdere la conformazione architettonica originale di celle di monastero, permettendo di rispettare eventuali suddivisioni per argomenti e per condizioni di conservazione con la flessibilitĂ  di poter essere facilmente riconvertibili.
La connessione delle singole celle aggiunge un’ulteriore emozione architettonica essendo le nuove porticine in asse l’una con l’altra e producendo il lungo effetto prospettico delle celle che si rincorrono all’orizzonte.
L’uso del corridoio centrale per la lettura e la consultazione permette di liberare la Biblioteca del Longhena ad attività di incontri, conferenze, lezioni di carattere formale e rappresentativo.
La sistemazione delle scaffalature lungo le pareti del Salone Centrale mantiene la percezione storica dell’unitarietà dell’ambiente e non criticizza ulteriormente la condizione statica dell’edificio dato che il peso rimane addossato alle pareti.
L’ambiente centrale del grande corridoio e le singole celle hanno richiesto specifici criteri di illuminazione, in relazione allo spazio e all’uso. L’illuminazione della biblioteca è pensata con i criteri di “territorialità”, per dare luce dove veramente serve ed evitare una diffusione di luminosità che preclude alla concentrazione e allo studio.
Il corridoio centrale ha un’illuminazione dedicata all’uso delle scaffalature direttamente integrata nell’arredo, realizzata con lampade LED, sistemate in alto per rendere più comoda possibile la consultazione e la lettura dei titoli illuminando solo la parte interessata. I sistemi antincendio sono integrati nei supporti per l’illuminazione e scompaiono completamente alla vista.
Sui tavoli la luce è sistemata su apposite strutture fisse e direzionata direttamente verso il piano.
Nelle celle, considerata la dimensione, è invece adottata una soluzione a soffitto con lampade a incasso con sorgenti luminose a basso consumo energetico. Questa soluzione è favorita anche dal fatto che tutta la parte impiantistica è stata allestita nei sottotetti delle falde di copertura delle celle e nei controsoffitti: quattro faretti direzionano la luce verso gli scaffali e uno centrale verso il piccolo tavolo da consultazione. Le soluzioni illuminotecniche adottate permettono di non intervenire nelle strutture murarie, evitando tracce e attraversamenti, soprattutto nella parte alta del salone e nelle volte.
(Michele De Lucchi, novembre 2009)

   
 
Biblioteca di Storia dell'Arte e restauro della Manica Lunga, Fondazione Cini, Venezia (Italia), Isola di S. Giorgio, 2005 - 2009
Ph. Alessandra Chemollo, fotografia digitale
 
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Michele De Lucchi, china su carta, 2005
 
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