Biglietteria ferroviaria e aree informative Stazione Termini, Ala Mazzoni
Edifici per i trasporti - Stazioni ferroviarie
Michele De Lucchi
1999
1999
1999
Roma (Italia), Stazione Termini, Ala Mazzoni
Grandi Stazioni
Premessa – Il design dei servizi
Il disegno di una biglietteria per una stazione ferroviaria ricade formalmente nella problematica del cosiddetto design di servizi, o meglio del disegno del luogo dove il servizio viene esercitato come nel caso appunto delle biglietterie ferroviarie, ma anche di biglietterie di teatro, di stadio, di circo o di filiali bancarie, di agenzie di viaggio, di agenzie assicurative etc.
Esplicitare un servizio è di per sé molto semplice come è semplice vendere un biglietto, cambiare soldi in banca, vendere un viaggio aereo o noleggiare un auto, offrire la stipula di un contratto di assicurazione o di una pensione integrativa. Il difficile è dare personalità a questo servizio intervenendo in tutti quegli aspetti non direttamente connessi al business ma complementari ad esso soprattutto in relazione all’atmosfera e alla gestione delle percezioni che colpiscono il cliente in tutto il lasso di tempo nel quale la struttura del servizio viene usata.
Il problema del design di servizi così inteso è decisamente un problema di architettura, non tanto di edilizia, quanto di capacità di intervenire in tutti gli aspetti sensoriali del luogo specifico. Vuol dire saper ben intervenire non solo sulle pareti, non solo sui materiali, non solo in arredamento, ma soprattutto nei parametri cosiddetti ‘soft’, cioè la luce, il colore, il calore, l’odore, e via via il senso dell’accoglienza, dell’efficienza, della piacevolezza, del confort ecc.
Non solo: il problema del design di servizi è un problema di industrializzazione, perché i luoghi dei servizi sono nella maggior parte dei casi esercizi più volte ripetuti in città e ambienti differenti e più ripetuti sono gli esercizi, più necessario e urgente diventa il tema della coordinazione e della necessità di rendere sempre riconoscibili e omogenei servizi appartenenti alla stessa categoria, istituzione, organizzazione.
L’aspetto comunque più importante in progetti di questo genere è ancora una volta relativo alla comunicazione e alla capacità di informare che ogni segno, ogni scelta architettonica, ogni invenzione formale deve avere nei riguardi del tema centrale. I luoghi di servizi sono luoghi di grande tensione dove l’evoluzione e la sofisticazione che il mondo contemporaneo richiede, si esprimono nella concentrazione e nella contemporanea efficacia di tutti i messaggi che potremmo chiamare indiretti. Ma indiretti non significa secondari, anzi, come spesso accade nel linguaggio, sono i concetti base più profondi e meno esteriori quelli che danno il vero senso alle cose.
L’ala mazzoniana alla Stazione Termini di Roma
L’ala mazzoniana non manca certo di personalità: il messaggio che l’architettura stessa trasmette è di per sé molto diretto ed esplicito: la monumentalità delle strutture e la grandiosità degli spazi impressionano il visitatore con grande immediatezza e vigore. Paradossalmente per certi versi addirittura troppo, dato che l’effetto può diventare opprimente e non confacersi completamente ad una comunicazione aggiornata e moderna di una stazione intesa come efficiente luogo di transito. Di per sé infatti lo spazio mazzoniano non comunica efficienza né tanto meno predisposizione a diventarlo, non essendo stato pensato in riferimento ai canoni di prestazionalità che si richiedono oggi ad uno spazio d’uso pubblico. Ma il grande merito dell’architetto Mazzoni è stato quello di aver dato a questi spazi una proporzione ed una armonia che incantano e che in qualche maniera ben introducono il viaggiatore nella “città eterna”, con l’incomparabile bellezza dei suoi tesori architettonici, con la conosciuta difficoltà di far convivere edifici di diverso valore storico e con la necessità di riconvertire spazi realizzati in epoche passate alle esigenze del mondo d’oggi.
L’ala mazzoniana si distingue per l’imponenza delle sue arcate e l’altezza dei soffitti, i marmi policromi del rivestimento e lo strano promiscuo rapporto con la strada che la costeggia: questa è larga ma non abbastanza da separare con chiarezza l’unitarietà volumetrica della stazione dagli edifici residenziali e popolari completamente frammentati dagli interventi degli stessi abitanti, dell’altra parte della strada. C’è quindi un immediato contrasto tra la stazione e il quartiere urbano che la circonda e un conseguente diretto problema di progetto nel ben valutare questi equilibri e nel bilanciare l’intervento soprattutto nelle definizioni stilistiche e nella scelta dei materiali.
Proprio dalla scelta dei materiali è partito il nostro progetto: abbiamo scelto l’acciaio inossidabile infatti non solo per la sua resistenza agli urti e ai graffi, ma anche per la sua capacità evocativa di luoghi contemporanei di grande funzionalità e sottoposti ad intenso uso. Inoltre l’acciaio inossidabile è un materiale che si abbina molto bene con i marmi e gli altri materiali dell’architettura essendo esso stesso un materiale “monumentale” ma con una connotazione di tecnologia in più, che lo fa diventare più contemporaneo e più riferibile alle cose di oggi. E’ l’acciaio inox ancora un materiale familiare, conosciuto ormai da tempo e molto usato e quindi non è sottoposto alla diffidenza e non viene respinto. Ma seppur conosciuto e molto usato può diventare un materiale sorprendentemente moderno perché, come spesso accade anche in casi di altri materiali, le tecniche di lavorazione di oggi permettono di realizzare forme e finiture impensabili fino a poco tempo fa. All’acciaio abbiamo abbinato parti in legno e parti in vetro; le parti in legno servono per scaldare un po’ l’ambiente altrimenti troppo freddo e tecnico, le parti in vetro per realizzare trasparenze e retroilluminazioni. I piani di lavoro sono infatti in legno di betulla soprattutto per rendere anche all’apparenza più confortevole l’uso dei banconi sia da parte degli operatori pubblici che da parte dei clienti.
Il nostro intervento
Il nostro intervento è riferito alla realizzazione della biglietteria ausiliare, dei banconi delle aree informative (sia nell’ala mazzoniana che nella galleria di testa) e la realizzazione della agenzia di viaggio.
La biglietteria ausiliaria è ricavata tra la diciottesima e la diciannovesima arcata, quella subito successiva al tunnel di sottopassaggio che attraversa tutti i binari sino all’ala opposta della stazione. E’ quindi di immediato uso per tutti i viaggiatori che vogliano utilizzare gli ingressi laterali di via Giolitti potendo, attraverso le scale mobili, accedere direttamente ai treni. In questo punto l’edificio ha una altezza ridotta e tutto il vano, pareti laterali e soffitto, è rivestito da di un marmo bruno. E’ in pratica una galleria di marmo perché da una parte il vano si affaccia direttamente sul marciapiede del primo binario e dall’altra sul monumentale corridoio che percorre l’ala mazzoniana dall’inizio alla fine.
La nostra biglietteria si affaccia al corridoio lasciando l’accesso ai dipendenti dal marciapiede interno: il bancone è in questo momento provvisoriamente blindato, ma l’uso della tecnologia dei computer, i nuovi sistemi di sicurezza e il veloce diffondersi di sistemi di pagamento digitali permetteranno presto di eliminare la blindatura a favore di banchi aperti al pubblico, per un servizio più a dimensione umana come del resto succede in molti altri paesi europei Il fronte è stato vetrato in tutta la sua estensione per un maggiore senso di trasparenza e per omogeneità con i parametri originali di progettazione del Mazzoni. Dalla parte pubblica, la parte sottostante al piano di scambio, sistemato per normative a 90 cm di altezza, è retroilluminato per dare luminosità ad un'area per sua natura buia e per coprire la parte tecnica dell’attrezzatura del banco sistemata sotto al piano di lavoro dell’operatore. Una grande trave sopra i banconi fornisce la struttura d’aggancio ai monitor informativi e alla illuminazione specifica del piano di lavoro.. Ognuna delle cinque postazioni del bancone è attrezzata da un armadio che funziona da schienale e che divide l’area di servizio pubblico dall’area ufficio della biglietteria. Al di là degli armadi-schienale sono sistemate infatti le quattro scrivanie per il personale di supporto alla attività di vendita. La conformazione dello spazio a galleria ha naturalmente indotto ad una simmetria di base dell’arredo che è interrotta solo dalla presenza di una cassaforte bifronte sistemata sulla vetrata e dall’uscita del personale che è anche uscita di sicurezza. Il forte impatto del rivestimento ai muri ed il particolare carattere di questo vano ci hanno convinto a non utilizzare un controsoffitto coprente ma ad adottare una soluzione di controsoffittatura parziale che lascia intravedere la forma e la finitura dell’architettura originale. Questa parte di controsoffitto, lasciato volutamente aperto ai lati, contiene l’illuminazione. Tutti i cavi elettrici o telefonici o di trasmissione dati scorrono agevolmente sotto il pavimento rialzato che è stato realizzato per favorire una giusta altezza tra gli occhi dell’operatore al banco che opera seduto, e il cliente che è in piedi.
Le aree informative sono costituite da gruppi di quattro banchi accostati e sistemati dopo la 14^, 15^, 16^, 18^, 19^ arcata, inquadrate tra i giganteschi pilastri della facciata prospiciente il marciapiede di via Giolitti. I banchi sono studiati per essere modulari, accostabili e in una unica versione per essere facilmente industrializzabili: sono sistemati con il servizio rivolto verso il grande corridoio arcato: sono serviti, così come per le biglietterie, di uno schienale di contenimento che svolge anche compito di separare il retrobancone dal traffico di via Giolitti. Proprio da questa parte, inoltre, gli armadi sostengono grandi pannelli con colori o fotografie che rivitalizzano l’immagine delle arcate viste dall’esterno della stazione. L’insegna che definisce l’ente di appartenenza, e di conseguenza il tipo di informazioni erogate, è sistemata sopra i banconi stessi: è appesa ad una struttura sostenuta direttamente dalle grandi colonne e irrigidita da due leggere colonnine fissate alla struttura del bancone stesso. Il piano di lavoro dell’operatore è un tutt’uno con il piano di appoggio del cliente ed è volutamente studiato per essere particolarmente profondo a favore di una maggiore sicurezza ed igiene nel rapporto tra operatore e cliente. Un piano mobile di scambio ottimizza l’ergonomia nelle relazioni tra l’operatore seduto ed il cliente in piedi. Anche in questo caso i cavi corrono per la maggior parte sotto il pavimento attrezzato favorendoci nella realizzazione di un bancone di natura mobile e flessibile che non costringesse ad interventi di installazione sulla struttura architettonica.
L’agenzia di viaggio, che occupa la sezione tra la 16^ e 17^ arcata e metà della precedente, comprende un’area di servizio veloce e volutamente in piedi, ed un’area di servizio lento dove il cliente può essere accolto seduto ed è possibile intrattenere relazioni di vendita di prodotti più complessi. Mentre la prima parte è realizzata direttamente di fronte all’ingresso, la seconda è protetta dalla grandi colonne dell’arcata ed è composta da 6 postazioni di lavoro affiancate e sistemate in due file. Le postazioni sono assimilabili a delle scrivanie realizzate con un piano di forma più accogliente e sono separate le une dalle altre da bassi armadi di contenimento. Con questa soluzione l’operatore rimane protetto e i clienti possono essere accolti direttamente nelle poltroncine predisposte.
Conclusione
In quest’epoca in cui viviamo, dove la mobilità è sinonimo di efficienza, muoversi non è più un tempo morto di spostamento, bensì un tempo molto intenso e vivace di vita quotidiana, dove avvengono contatti, si esplicitano relazioni e si producono artefatti. L’era dei computer ci porta verso la mentalità di chi vuole usare tutto il tempo a propria disposizione e soprattutto quello che oggi è meno sfruttato. Il tempo dello spostamento, che è di per sé un tempo morto, è sempre più apprezzato come tempo utile e sempre più goduto in termini di tempo produttivo. Saper vendere questo servizio valorizzando e qualificando questo tempo è la vera sfida delle ferrovie italiane ed europee.
(Michele De Lucchi, settembre 1999)
   
 
Michele De Lucchi, con Enrico Quell, Biglietteria ferroviaria e aree informative, Grandi Stazioni, Roma (Italia), Stazione Termini, Ala Mazzoni, 1999
Ph. Alberto Novelli, diapositiva, colore, 6x7
 
Michele De Lucchi, con Enrico Quell, Biglietteria ferroviaria e aree informative, Grandi Stazioni, Roma (Italia), Stazione Termini, Ala Mazzoni, 1999
Ph. Alberto Novelli, diapositiva, colore, 6x7
 
Michele De Lucchi, con Enrico Quell, Biglietteria ferroviaria e aree informative, Grandi Stazioni, Roma (Italia), Stazione Termini, Ala Mazzoni, 1999
Ph. Alberto Novelli, diapositiva, colore, 6x7
 
Michele De Lucchi, con Enrico Quell, Biglietteria ferroviaria e aree informative, Grandi Stazioni, Roma (Italia), Stazione Termini, Ala Mazzoni, 1999
Ph. Alberto Novelli, diapositiva, colore, 6x7
 
Michele De Lucchi, con Enrico Quell, Biglietteria ferroviaria e aree informative, Grandi Stazioni, Roma (Italia), Stazione Termini, Ala Mazzoni, 1999
Ph. Alberto Novelli, diapositiva, colore, 6x7
 
Michele De Lucchi, con Enrico Quell, Biglietteria ferroviaria e aree informative, Grandi Stazioni, Roma (Italia), Stazione Termini, Ala Mazzoni, 1999
Ph. Alberto Novelli, diapositiva, colore, 6x7
 
Michele De Lucchi, con Enrico Quell, Biglietteria ferroviaria e aree informative, Grandi Stazioni, Roma (Italia), Stazione Termini, Ala Mazzoni, 1999
Ph. Alberto Novelli, diapositiva, colore, 6x7
 

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